Il Codice a Barre
Il codice a barre è una simbologia realizzata per permettere l'acquisizione di dati ed informazioni in modo automatico da parte di appositi dispositivi elettronici. Il mondo dell'identificazione automatica (Auto ID) comprende tutte quelle tecnologie atte a determinare, in modo certo e sicuro, l'identità di una persona o cosa. Il modo dell'identificazione automatica ( denominatoAuto ID ) comprende tutte quelle tecnologie atte appunto ad identificare in modo certo e sicuro l'identidà di una persona o cosa. Sostanzialmente questo settore comprende:
Sistemi ottici ( codici a barre in generale e sistemi di visione artificiale) Biometrici ( riconoscimento vocale, di firma, impronta digitale, profilo della mano, iride) Radio Frequenza ( chip elettronici che trasmettono i dati in essi contenuti) Magnetici ( classico esempio le carte di credito) Il codice a barre attualmente risulta essere il metodo più utilizzato per l'identificazione automatica di oggetti, prodotti e persone, e si pone come sistema ottimale per l'acquisizione e l'introduzione di dati in un sistema informatico. Infatti dati che normalmente vengono inseriti manualmente con ovvie possibilità di errori, possono invece essere processati grazie all'adozione di questa tecnologia. Il codice a barre, come i sistemi di identificazione automatica in generale, consente di ridurre drasticamente i tempi e gli errori di acquisizione dati da parte dei computer, e di inserire dati ed informazioni in volumi di spazio ridotti permettendo così di effettuare controlli di macchine, processi, impianti industriali.
Perché il codice a barre? Uno dei principali problemi della moderna gestione industriale e commerciale è il controllo e l'automazione delle varie fasi del processo produttivo: dall'approvigionamento, fino alla movimentazione e razionalizzazione di cose e persone. Questa necessità deriva dalla sempre maggiore richiesta di competitività da parte delle Aziende; risulta infatti sempre più importante disporre dei dati necessari al funzionamento e monitoraggio di tutte le funzioni aziendali in tempo reale permettendo così un'immediata presa di decisioni da parte dei responsabili competenti. Questo permette di razionalizzare e ridurre i costi di esercizio aziendali, diventa perciò fondamentale e necessario poter acquisire i dati in modo automatico. I sistemi di identificazione automatica, che si basano sull'uso dei codici a barre, hanno le seguenti peculiarità:
Velocità: la velocità di acquisizione delle informazioni da parte del sistema informativo o del controllore di processo mediante lettura di un codice a barre è sicuramente molto più elevata rispetto a qualsiasi metodo tradizionale.
Precisione ed Affidabilità: mediante l'uso di una cifra di controllo (check digit) si ottiene un'altissima affidabilità delle informazioni ricevute. L'errore di lettura per sostituzione di un carattere va da uno su 10 milioni a uno su 30 milioni circa a seconda del tipo di codice.
Automazione: l'acquisizione dei dati con il codice a barre può essere totalmente automatica e realizzata senza particolari funzioni o supporto da parte degli operatori.
Che cosa sono e quali utilizzare? I codici a barre sono la trasposizione di caratteri numerici o alfanumerici sotto forma di barre chiare e scure, tipicamente bianche e nere per avere un ottimo contrasto fra le due tipologie. Le informazioni possono essere codificate, a seconda del codice, solo nelle barre nere oppure utilizzando sia le barre nere sia gli spazi bianchi.
I primi studi sui codici a barre risalgono al finire degli anni '40, ma le prime vere applicazioni sono databili attorno alla prima metà degli anni '70. Dalle origini ad oggi sono state sviluppate diverse tipologie di codice a barre per far fronte alle diverse necessità sviluppatesi nel corso degli anni; inizialmente l'esigenza più sentita era quella di riuscire a codificare un prodotto con uno strumento che eliminasse la gestione manuale, sempre soggetta ad errori. Nacquero quindi i primi codici a barre: stringhe da 15 o 20 caratteri erano più che sufficienti. Il primo mercato ad avere utilizzato in modo massiccio i codici a barre è stato quello dei Cash and Carry e dei supermercati; la velocizzazione del servizio al punto cassa e l'assenza di errori erano motivi determinanti all'utilizzazione di questa tecnologia. Per regolamentare ed ottenere un sistema di identificazione univoco dei prodotti a livello mondiale sono nati i codici UPC e sucessivamente l'EAN.
Oggigiorno, fatta eccezione per i prodotti destinati al mercato retail, che debbono essere identificati con codice UPC/EAN/JAN al fine di identificare l'unità di costo, si ha necessità di maggiori informazioni relative al prodotto, soprattutto per le aziende certificate ISO9000: l'identificazione non deve solo fornire il codice, ma consentire ad esempio di effettuare una rintracciabilità a ritroso nel tempo dei vari prodotti dai quali è costituito, come ad esempio il lotto di produzione, semilavorati, partite di materie prime, fornitore di un determinato componente, eccetera. Si deve quindi potere inserire in un codice un elevato numero di caratteri ed utilizzare le tecnologie classiche richiederebbe un'area di stampa troppo grande (e quindi anche troppo costosa) rispetto al prodotto stesso; inoltre si sente l'esigenza di superare uno dei grandi limiti dei codici a barre tradizionali: un codice a barre è la chiave di accesso ad un database: senza quest'ultimo l'informazione del codice a barre non ha nessun significato. Per rispondere a queste esigenze sono stati sviluppati nuovi codici ad alta densità di informazione.
Codici a Barre Monodimensionali
Code 11 Matrix Barcode Il Codice a Barre Code 11 è stato sviluppato dalla Intermec per applicazioni particolari in cui è richiesta un'alta densità di informazioni. Ha trovato il suo maggior impiego negli Stati Uniti, principalmente nella etichettatura delle apparecchiature elettroniche. Il nome deriva dal fatto che consente la codifica di 10 caratteri, 1 carattere speciale e 1 carattere di Start/Stop. Ogni carattere è codificato con cinque elementi, tre barre e due spazi. Due elementi sono larghi e tre stretti, oppure uno è extralargo e quattro sono stretti.
Interleaved 2 of 5 Barcode Il codice Interleaved 2 of 5 è conosciuto anche come ITF (Interleaved Two of Five) ed è comunemente usato in applicazioni di magazzino ed industriali, soprattutto prima della nascita del codice 128, poiché risultava essere uno dei codici che consentiva di avere molti caratteri in poco spazio; non viene considerato un codice "sicuro" in fase di lettura, ragione per cui si utilizza spesso con l'aggiunta di un check digit, cioè di un carattere aggiuntivo che è il risultato di un calcolo matematico effettuato sui numeri precedenti. E' un codice numerico, bidirezionale, a lunghezza variabile. Il codice è costituito da 5 elementi, barre e spazi, di cui tre sono stretti e due larghi; pertanto sia la barre che gli spazi contengono l'informazione. A differenza degli altri tipi di codici a barre, i caratteri rappresentati sono codificati non solo nelle barre ma anche negli spazi: da questo deriva il nome "interleaved", cioè interlacciato.
Industrial 2 of 5 Barcode Il codice a barre Industrial 2 of 5 è un codice numerico, bidirezionale, discreto, self-checking e di lunghezza variabile. I caratteri di Start/Stop e la struttura sono gli stessi del codice ITF, ma a differenza di questo i dati sono codificati solo nelle barre. Gli spazi sono a larghezza fissa e servono solo per separare le barre. Attualmente non è più un codice molto diffuso.
Codabar Barcode Il codice a barre Codabar è un codice numerico, bidirezionale, discreto, self-checking e di lunghezza variabile. Può codificare i caratteri da 0 a 9, sei simboli ( - : . $ / + ), e i caratteri di start/stop A, B, C, D. Ogni carattere è codificato con sette elementi, dei quali quattro sono barre e tre sono spazi. I caratteri sono separati da uno spazio intercarattere che li rende tra di loro indipendenti. Codabar è utilizzato principalmente nel settore delle librerie e nelle banche del sangue e relative analisi. Specificatamente nelle banche del sangue verrà sostituito a partire da Luglio 1997 dalla nuova normativa ISBT ( International Society for Blood Transfusion) che utilizzerà il codice 128.
Plessey Barcode Il codice a barre Plessey ha un set di caratteri che include 10 cifre (da 0 a 9), 6 caratteri alfabetici o speciali ( le lettere maiuscole da A ad F), un carattere di start e due caratteri di stop. Ogni carattere è rappresentato da quattro barre e quattro spazi, ad esclusione del carattere di stop. Il codice a barre Plessey è stato in passato utilizzato principalmente nel settore delle librerie.
MSI Plessey Barcode Il codice a barre MSI Plessey è una variante del codice Plessey. E' un codice numerico, bidirezionale. Le barre di Start corripondono a una barra larga, le barre di Stop a due barre strette. La lunghezza massima del simbolo è di 15 caratteri, ed ogni carattere è formato da 4 barre e 4 spazi. Il codice MSI Plessey è scarsamente utilizzato.
EAN-8 Barcode Il codice a barre EAN-8 è la versione ridotta del codice EAN-13 e viene rilasciato ed usato solo ed esclusivamente per la codifica di prodotti la cui dimensione non consente l'inserimento del codice EAN-13. I caratteri di cui è composto il codice sono così suddivisi: i primi due caratteri sono il prefisso della nazione, i successivi quattro sono il codice del produttore, il penultimo è il codice prodotto e l'ultimo è il check digit. Utilizzando un EAN-8 è quindi possibile codificare massimo 10 prodotti: da 0 a 9. Il prefisso della nazione e il codice produttore viene rilasciato dall'Istituto competente per la nazione in cui avviene la codifica (in Italia l'istituto è l'INDICOD di Milano) mentre il codice prodotto è riservato al produttore che può gestirlo come meglio crede.
EAN-13 Barcode I codici a barre EAN-13 (European Article Number) e il JAN13 ( Japan Article Number) sono utilizzati per la codifica a livello mondiale dei prodotti e dei beni di consumo destinati alla rivendita. L'obbiettivo è quello di attuare, a livello internazionale, un sistema unico di identificazione dei beni di consumo attraverso codici e simboli, evitando così la proliferazione di sistemi particolari e difformi da paese a paese. Per rispondere a questo obbiettivo i codici EAN-13 e JAN13 sono interamente compatibili con il codice UPC (Universal Product Code) utilizzato negli Stati Uniti. Il codice è numerico, bidirezionale e permette di codificare un numero fisso di 13 caratteri. Questi 13 caratteri sono così suddivisi: il primo blocco di due caratteri rappresenta il prefisso della nazione, il secondo blocco da cinque caratteri è il codice del produttore, il terzo blocco da cinque caratteri è il codice prodotto e l'ultimo carattere è il check digit. Utilizzando un EAN-13 è quindi possibile codificare al massimo 100.000 prodotti: da 00000 a 99999. Per alcune applicazioni particolari è possibile aggiungere degli ADD-ON di 2 o 5 caratteri, utilizzati molto spesso nel campo dell'editoria. Il prefisso della nazione e il codice produttore viene rilasciato dall'Istituto competente per la nazione in cui avviene la codifica (in Italia l'istituto è l'INDICOD di Milano) mentre il codice prodotto è riservato al produttore.
UPC-A Barcode Il codice a barre UPC-A è il corrispondente americano del codice a barre EAN, ed è utilizzato per la codifica dei prodotti destinati alla rivendita. Il codice UPC-A e il codice del produttore viene assegnato da un apposito organo, che negli Stati Uniti è l'UCC ( Uniform Code Council ). Il codice è composto da 12 caratteri numerici. Il primo carattere identifica il sistema di numerazione che viene utilizzato (i caratteri 0 e 7 identificano i codici normali, il carattere 2 i codici a peso variabile, il carattere 4 i codici per un utilizzo escusivamente interno, gli altri caratteri sono per codici riservati). Il successivo gruppo di 5 caratteri identifica il produttore: questo codice viene assegnato dall'UCC. Il successivo gruppo di 5 caratteri identifica il prodotto e viene assegnato dal produttore. L'ultimo carattere è il checksum. Un codice UPC-A può essere aumentato con 2 o 5 caratteri di estenzione. Questa estensione è un codice a barre affiancato al principale, e viene generalmente utilizzato nell'utilizzo dell'ISBN (International Standard Book Numbers).
UPC-E Barcode Il codice a barre UPC-E è una variante del codice UPC-A e viene utilizzato per il sistema di numerazione 0. Con la soppressione degli zero il codice può essere stampato in uno spazio molto ridotto, ed utilizzato per etichettare particolari molto piccoli. In aggiunta al fatto che il primo carattere del codice deve essere tassativamente zero, ci sono quattro regole che determinano cosa il codice UPC può stampare utilizzando il formato compresso UPC-E: Se gli ultimi tre caratteri del codice produttore sono 000, 100, or 200, i caratteri validi per il codice prodotto sono 00000 - 00999 (1,000 numeri). Se gli ultimi tre caratteri del codice produttore sono 300, 400, 500, 600, 700, 800, 900, i caratteri validi per il codice prodotto sono 00000 - 00099 (100 numeri). Se gli ultimi due caratteri del codice produttore sono 10, 20, 30, 40, 50, 60, 70, 80, 90, i caratteri validi per il codice prodotto sono 00000 - 00009 (10 numeri). Se il codice del produttore non finisce in zero, i caratteri validi per il codice prodotto sono 00005 - 00009 (5 numeri).
EAN/UCC - 128 Barcode Il codice EAN/UCC - 128 è uno standard definito dallo stesso organismo internazionale che gestisce l'assegnazione dei codici EAN/UPC/JAN ed è basato sul codice 128. Questo codice viene utilizzato per inserire informazioni addizionali ai colli, come per esempio l'articolo, la quantità, il lotto di produzione, l'eventuale scadenza del prodotto, eccetera.
ITF 14 Barcode Il codice ITF è un codice Interleaved 2 of 5 a 14 cifre, la cifra più significativa è sempre uno zero ed i restanti 13 caratteri altro non sono che il codice EAN. Questo codice viene utilizzato sugli imballi di dimensioni medio/grandi, ove il codice EAN anche nella maggiore dimensione stampabile (MAG 200) risulterebbe troppo piccolo.
Code 39 Barcode Il codice a barre Code 39 ( denominato anche Alfa 39) è il codice alfanumerico più diffuso nell'industria, nel commercio e negli enti pubblici. Il codice Code 39 è bidirezionale e di lunghezza variabile, e il set di caratteri include i numeri da 0 a 9, le lettere (solo maiuscole) da A a Z e sette caratteri speciali. E' un codice molto flessibile, e questo lo ha reso uno dei più diffusi: l'unica limitazione per convertire una stringa di caratteri in un codice Code 39 è che questa deve iniziare e finire con un carattere speciale che è l'asterico (*). Il codice Code 39 permette di codificare un massimo di 43 caratteri, ognuno dei quali è rappresentato da 9 elementi, 5 barre e 4 spazi; 3 elementi sono larghi e 6 sono stretti. Il codice 39 può essere letto da qualsiasi dispositivo presente sul mercato. E' utilizzato comunemente per le tutte quelle applicazioni dove il codice a barre viene usato internamente all'azienda. Viene comunque anche utilizzato per lo scambio dati fra le aziende: per esempio le etichette Odette utilizzate in campo automobilistico contengono dei codici Code 39.
Code 93 Barcode Il codice a barre Code 93 è una versione compatta del Code 39. E' un codice alfanumerico e bidirezionale. Utilizza lo stesso set di caratteri del Code 39, ma ogni singolo carattere può essere rappresentato con 6 elementi, 3 barre e 3 spazi, invece di 9. Con questo codice si può ottenere una densità di informazione maggiore di quella ottenibile con il Code 39.
Code 128 Barcode Il codice a barre Code 128 è un codice alfanumerico, bidirezionale, e deve il proprio nome alla possibilità che lo stesso ha di poter codificare i 128 caratteri ASCII. Ha la proprietà di rappresentare i caratteri numerici in forma compatta, a doppia densità, ed ha una ottima densità anche per i caratteri alfanumerici. Il codice Code 128 permette di codificare i numeri da 0 a 9, le lettere da A a Z sia maiuscole che minuscole e tutti i caratteri ASCII. Il codice ha tre "subset" di caratteri denominati Code A, B e C. Ci sono tre diversi codici di Start che indicano quale subset viene utilizzato, inoltre ogni subset comprende i caratteri di controllo per poter cambiare il subset all'interno del codice. Il subset A include tutti i caratteri standard ASCII, i numeri, le lettere maiuscole e i codici di controllo. Il subset B include tutti i codici standard ASCII, i numeri, le lettere maiuscole e minuscole. Il subset C effettua una compressione di due numeri in un carattere, ottenendo così una elevata densità. Ogni carattere viene codificato e rappresentato da 6 elementi, 3 barre e 3 spazi, ognuno dei quali può assumere uno spessore da 1 a 4 volte il valore del modulo unitario. Attualmente il codice Code 128 viene spesso preferito al Code 39 nelle nuove applicazioni proprio per la sua maggiore densità e perché offre un numero maggiore di caratteri da codificare, sicuramente il codice monodimensionale da consigliare ad un utente che debba realizzare una nuova applicazione con il codice a barre.
Codice a Barre Bidimensionali
I codici a barre bidimensionali sono nati per rispondere principalmente a due necessità. La prima è quella di aumentare sensibilmente il numero di caratteri che un codice a barre può contenere: ricordiamo che con i codici a barre tradizionali difficilmente si riesce a codificare più di 30-35 caratteri in uno spazio sufficientemente ridotto. La seconda necessità è quella di superare il limite maggiore di un codice a barre: esso è la chiave di un database, senza il database le informazioni riportate nel codice sono assolutamente inutili. Negli ultimi anni per rispondere a queste esigenze sono stati studiati e realizzati diversi codici con caratteristiche diverse. Tutti questi codici si possono dividere in due classi di simbologie: stacked e matrix.
La simbologia stacked riprende la logica dei codici monodimensionali: la codifica avviene attraverso barre e spazi di dimensioni variabili. Il codice completo è composto dalla sovrapposizione di diverse righe di codice. Si ottiene una elevata densità di dati, ma la lettura del codice non è omnidirezionale. La simbologia matrix prevede invece che i caratteri siano codificati dalla posizione di punti neri all'interno di una matrice. Ogni punto nero o spazio bianco è delle medesime dimensioni degli altri; solo la disposizione di questi elementi codifica i dati. Anche con questi codici otteniamo una elevata densità di dati con il vantaggio che la lettura può essere omnidirezionale.
La tecnologia dei codici a barre bidimensionali è relativamente nuova e quindi esistono poche realizzazioni, anche se alcuni di essi stanno già diventando degli standard in diverse applicazioni. Dobbiamo considerare anche che per leggere i codici 2D dobbiamo utilizzare dei lettori diversi da quelli tradizionali usati per i codici monodimensionali: lo sviluppo di questi codici è legato quindi allo sviluppo di nuovi lettori in grado ovviamente di leggerli. In questa pagina vengono esposti in modo molto sintetico i codici a barre bidimensionali di pubblico dominio, mentre vengono solo accennati quelli soggetti a licenza. Per informazioni più dettagliate sulle caratteristiche dei codici trattati e sulle loro applicazioni Vi preghiamo di contattarci alla ns. e-mail: info@hipro.com
Codici di pubblico dominio
Code 49 Il Code 49 è stato inventato nel 1987 per applicazioni ove si avevano spazi ridotti, è stato il primo codice a più righe detti appunto stacked. Ogni codice può avere da un minimo di due ad un massimo di otto righe, e può contenere il set ASCII128 completo. Il Code 49 non è molto diffuso. Caratteristiche: Può codificare fino ad 81 numeri, oppure 49 caratteri alfanumerici o 24 caratteri ASCII.
Code 16K Il codice Code 16K è stato sviluppato nel 1988, in apparenza è simile al Code 49 ma utilizza un set di caratteri ridotto. Il codice Code 16K non viene praticamente utilizzato. Caratteristiche: Può contenere fino a 154 numeri o 77 caratteri ASCII
CODABLOCK Realizzato dalla ICS (Germania) e' stato sviluppato in più versioni nel periodo 1990-94, il Codablock è formato da più righe di codici tradizionali come il Code 39 o, nella versione più recente, il Codablock F, come il Code 128. Questo codice e' abbastanza diffuso in Germania, ma nel resto del mondo non ha grande diffusione. Caratteristiche: Ogni riga può avere da 4 a 64 caratteri di dati più 5 caratteri ci controllo Può contenere in pratica da 10 a 150 caratteri
SuperCode Il codice SuperCode e' stato realizzato nel 1994; dato che l'ideatore ha contribuito in modo determinante allo studio e sviluppo del PDF417, questo codice ha alcune similitudini con quest'ultimo. Al momento non è un codice molto utilizzato. Caratteristiche: Può teoricamente contenere circa 5000 digits, 4000 di testo o 2500 byte
Code One Realizzato nel 1991, il codice Code One ha dato una svolta ai codici bidimensionali: infatti, è stato il primo reso di pubblico dominio, cioè tale da non richiedere royalties di nessun genere né a chi fosse interessato ad utilizzarlo nelle proprie applicazioni, né ai produttori di lettori e stampanti che lo supportassero nei propri prodotti. Il codice Code One viene raramente utilizzato. Caratteristiche: Simbologia di forma quadrata e composta da moduli quadrati Disponibili otto dimensioni standard più 6 versioni ridotte Può contenere fino a 3550 numeri, 2218 lettere o 1478 bytes ASCII
MaxiCode Il codice MaxiCode è stato realizzato in UPS e reso di pubblico dominio nel 1992. Questo codice è a dimensione e capacità fissa ed è stato studiato per letture ad alta velocità soprattutto per linee di smistamento merci. Attualmente questo codice viene supportato ed utilizzato soprattutto in USA in applicazioni relative al trasporto merci. Caratteristiche: Simbolo di 2,5 centimetri quadrati, formato da moduli esagonali su una griglia esagonale con una serie di cerchi centrali. Dimensione fissa, può contenere 138 numeri o 93 caratteri di testo
Data Matrix Realizzato dalla International Data Matrix e reso di dominio pubblico nel 1993, questo codice viene proposto soprattutto quando è necessaria una lettura omnidirezionale, ottenuta mediante sistemi a telecamera, o con lettori CCD brandeggiabili. Poiché le informazioni sono codificate come posizioni assolute all'interno del codice stesso, risente in modo molto limitato di eventuali difetti di stampa. Questa simbologia permette una ridondanza di informazioni per consentirne la lettura anche in caso di danneggiamento del codice. Questo codice non è diffusissimo a tutt'oggi, viene utilizzato nella codifica di particolari molto piccoli ove sia richiesto un codice con pochissimo ingombro, e poiché viene nella maggioranza dei casi letto con sistemi a telecamera, trova applicazione ove il livello di contrasto del codice rispetto allo sfondo sia veramente basso (ad esempio i wafer di silicio). Caratteristiche: Codice di moduli quadrati, su una griglia quadrata Due lati sono delimitati da due righe continue posizionate ad elle, con opposto a queste dei punti di riferimento e sincronizzazione ( detti clock) Due versioni di codifica: 1. original ECC 000-140 con dimensione da 9 x 9 fino a 49 x 49 moduli 2. newer ECC 200 (Reed-Solomon) con dimensione da 10 x 10 fino a 144 x 144 moduli Può contenere fino a 3114 numeri, 2335 caratteri di testo, o 1556 byte ASCII
Aztec Code Il codice Aztec Code è stato realizzato nel 1995, e consiste in una struttura semplice utilizzante una correzione di errori basata sul metodo Reed-Solomon. Essendo un codice molto recente risulta praticamente non utilizzato ad oggi. Caratteristiche: Simbologia quadrata, composta da moduli quadrati su una griglia quadrata Composto da una struttura di cerchi posti centralmente attorno alla quale si sviluppano da 1 a 32 livelli di strutture puntiformi contenenti i dati 33 moduli disponibili a partire dalla dimensione di 15 x 15 fino a 151 x 151 Può contenere fino a 3727 numeri, 2983 caratteri di testo o 1836 byte ASCII Si possono concatenare fino a 26 codici ove sia richiesta una grande capacità di dati
QR Code Il codice QR è stato studiato dalla Denso Corporation (formalmente Nippondenso). Il codice QR (Quick Response) viene proposto dal produttore come un codice da utilizzare ove necessiti alta velocità di decodifica. Molto pubblicizzato e promosso in Giappone è comunque un codice recente e di fatto non ancora utilizzato. Caratteristiche: Simbologia quadrata, composta da moduli quadrati su una griglia quadrata Tre quadrati posti su tre angoli sevono per la determinazione della posizione e rotazione del codice 22 possibili dimensioni con moduli di dimensione da 21 x 21 fino a 105 x 105 Possibilità di codificare fino a 2509 numeri, 1520 caratteri di testo, 1045 byte ASCII o 643 caratteri dell'alfabeto Kanji.
ULTRACODE Realizzato nel 1995, il codice ULTRACODE è stato studiato per essere inserito in aree rettangolari, e per tollerare imprecisioni della stampa del codice stesso. Questa simbologia essendo molto recente non viene attualmente utilizzata. Caratteristiche: Simbologia a struttura rettangolare con altezza di 6 moduli larghezza di 200 Composto da una linea continua sulla prima riga da una serie di moduli che fungono da sincronizzazione sull'ultima Può contenere un modesto numero di dati
Codici 2-D soggetti a licenza
3-DITM (Lynn ltd) Array Tag (ArrayTech Systems Inc.) CP Code (CP Tron Inc.) MiniCode (Omniplanar Inc.) Snowflake Code (Electronic Automation Ltd.) VeriCode (Veritec. Inc.)
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